Da Prato Selva a Monte Mozzone

  • 01-03-2020

Descrizioni escursione:

La ricerca di nuove vie e nuove esperienze ci porta sempre in maniera naturale a spingerci verso nuovi ambienti. Forse è la natura umana che tende proprio verso altre direzioni e seguirla è un istinto naturale che ci appassiona sempre più e ci rende schiavi del nostro mondo. Ambienti che sulla carta sembrano noti e semplici ma che in condizioni particolari e situazioni insolite modificano di molto il loro aspetto. Oggi abbiamo vissuto tale esperienza proprio in un luogo abitualmente frequentato e noto, che trasformato dal tempo e dalla giornata stessa, lo rende anonimo e desolato. Il monte Mozzone Mt 2290 s.l.m., nel complesso occidentale del Gran Sasso è un 2000 della catena appenninica di minore interesse. Non meno affascinante, ma poco conosciuto e meno relazionato sui social e soprattutto meno apprezzato dagli escursionisti saltuari. Tutti oggi cercano l’estremo e il blasonato, ma certe esperienze in tali ambienti ci fanno immergere maggiormente nella nostra volontà che si trasforma in pura passione per la montagna. Il nostro viaggio inizia dalla storica e ormai abbandonata stazione sciistica di Prato Selva 1430 Mt s.l.m. dove il nostro primo impatto è stato decisamente surreale. Lo scenario che ci pone dinanzi è semplicemente insolito e vedere gli impianti di Prato Selva lasciati all’abbandono più totale ci lascia uno strascico di tristezza per questi ambienti che un tempo risultavano pieni di gente che popolava le montagne. Solo il nostro obiettivo ci distoglie da questo squallore e di colpo l’impatto della vette ci riporta il sorriso sul volto. Osserviamo la via di salita che passa sotto i pilastri delle funivie e attraversa le piste dismesse e scariche di neve in un inverno che abbiamo più volte considerato non “inverno”.  La compagine è sempre coesa e con lo stesso spirito e voglia di realizzare la giornata insieme. Oggi siamo in 3 più il mezz’uomo come nella più famosa saga fantasy di Tolkien. Il ragazzo dei 2000 torna con noi dopo uno stop forzato per intraprendere questa nuova avventura. Partiamo…Il passo è sempre agile e deciso e dopo un’ora scarsa arriviamo alla base di Colle Abetone 1760 Mt. s.l.m., dove è posto l’ultimo impianto di risalita della zona. Incontriamo solo adesso la prima neve e ciò rafforza in noi il solito grigio umore di stagione. Continuando in direzione sud, prendendo l’evidente sentiero che si interseca con il tracciato MTB, nonché con un tratto del Sentiero Italia. Il manto nevoso si fa più intenso e sotto uno strato di neve caduta il giorno prima, troviamo un “pelo” di verglass. Senza indugiare troppo calziamo i ramponi per proseguire in sicurezza. La via è un continuo sali e scendi fino al bivio di Piana San Pietro 1780 Mt s.l.m. Qui lasciamo la traccia del SI che prosegue verso il rifugio del Monte e ci dirigiamo verso il nostro obiettivo. Iniziamo a salire con decisione e presa la valle del Crivellaro lo scenario montuoso cambia improvvisamente. Aumenta con noi la determinazione e con essa anche il vento che ci obbliga a prendere le picche in mano per avanzare senza troppe difficoltà. La valle è sublime e gli sguardi cercano tra le nubi di quota scenari e vette più elevate. Sulla destra orografica della valle osserviamo la cresta che conduce direttamente alla vetta occidentale del Monte Corvo. Continuiamo a salire tra forte folate di vento e dinanzi a noi intravediamo più chiaramente la vetta del Mozzone. Cerchiamo della neve più consistente, ma con delusione vediamo che anche il canale che sulla carta abbiamo identificato per salire in vetta, è completamente scarico fin dalla base dove è posto il suo punto di attacco. Qui la decisione è all’unanimità presa e tiriamo verso Est per prendere il filo di cresta che ci condurrà in vetta. La pendenza non è proibitiva, ma la componente di misto ci fa stare sempre molto concentrati. A crescere della quota aumenta sensibilmente anche il vento. In cresta ce ne rendiamo conto in maniera concreta. Qui i passi impongono pressione e forza applicata sul terreno. Ci siamo e allentata nel finale l’inclinazione del suolo, realizziamo che è fatta. La vetta è a vista e con decisione, contrastando il vento che ci posta di continuo, tocchiamo la sommità e il cumulo di pietre che la identificano. Alessio è abbastanza scosso dalla condizione meteo e le nubi in aumento non ci consentono grosse soste. Il Corvo con i suoi 2623 Mt s.l.m. sembra incombere su di noi e tra le difficoltà di vetta riusciamo comunque ad immortalarlo tra le nuvole stratiformi. Iniziamo la discesa, dopo averci assicurato in conserva per stare più stretti e sicuri. Infatti il tratto di misto con le forti raffiche che ci colpiscono, ci risultano non facile da impegnare. Con calma e sicurezza scendiamo in zona tranquillità. Qui molliamo la corda e iniziamo a scendere verso Nord, direttamente verso la Piana di San Pietro, senza tornare sulla valle. La scelta risulterà determinante, infatti con un’ora circa siamo sul bivio della Piana. Qui il rientro è scontato e prendendo la stessa via dell’andata, ci ritroviamo con rapidità sulle piste da sci e di conseguenza al parcheggio di Prato Selva. Giornata importante, in condizioni non facili, che suggella un nuovo storico punto del nostro appennino. In noi la solita soddisfazione e nel ragazzo un altro tassello che va ad arricchire il suo già grande e importante palmares montano.

Da Prato Selva a Monte Mozzone (Earth)
Da Prato Selva a Monte Mozzone

Da Prato Selva a Monte Mozzone

Attrezzatura e Difficoltà:

Escursione invernale con poca neve e non in condizione. Forte escursione termica che causa notevoli affondamenti sul manto nevoso trasformato. Neve crostosa e ghiacciata in cresta.

Ramponi – Piccozza – Casco – Corda di sicurezza

Dati escursione:

Traccia Gps tramite Wikiloc: Escursione al Monte Mozzone

  • Lunghezza complessiva: Km 10.2
  • Tempo di percorrenza: 6 ore
  • Quota partenza: Mt 1430
  • Quota Arrivo: Mt 2290
  • Grado escursione: EEAi
  • Dislivello Salita: Mt 1350
  • Dislivello Discesa: Mt 1300
  • Previsione meteo: Cielo in prevalenza coperto e nubi in aumento. Importante presenza di raffiche di vento dalla valle del Crivellaro fino in vetta.

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