Dalle “Pisciarelle” alla Gola dell’Infernaccio per anello “Sentiero delle Capre”

  • 27-10-2019

Descrizione escursione:

Certe giornate che talvolta mutano in esperienze indimenticabili, ti lasciano sempre qualcosa di magico dentro che difficilmente possiamo dimenticare. Oggi è stato proprio così e in effetti abbiamo colto un’occasione che va al di fuori dei nostri standard. In un angolo nascosto, inaspettato dei Sibillini ci siamo regalati un’avventura che in molti tentano di fare, ma in pochi riescono a completare. “Il sentiero delle Capre o Cengia delle Cerelle”, è una via tra l’escursionismo e l’alpinismo vero e proprio, che mette a dura prova chiunque riesca ad affrontarlo. Questa via era un tempo utilizzata per il transito di questi animali scalatori, che si aggiravano tra la val Tenna e le alte rocce o cenge (sporgenza pianeggiante di una parete rocciosa a ridosso di un sentiero) sotto i pilastri del Monte Priora. In passato (attorno al 1983/84) grandi alpinisti, nonché nostri concittadini, scrivendo la storia di queste montagne, hanno aperto tale sentiero e sviluppato le primissime cordate che da questa via salivano direttamente ai famosi “Pilastri” sotto il Monte Priora. A loro un immenso lavoro ed impegno sia in questa, ma in altre importanti e spettacolari scoperte che hanno valorizzato quei tempi e tramandato ai giorni nostri il vero spirito dell’andare in montagna. Oggi la nostra esperienza è stata molto coinvolgente, dato che la montagna ripaga gli sforzi, consolida le amicizie, ma ne sviluppa anche di nuove. Infatti in tale occasione il nostro gruppo è cresciuto di numero e abbiamo fatto la conoscenza con alpinisti di grande esperienza che ci hanno accompagnano in tale impresa. Lo spettacolo è stato anche questo e ciò ha reso ancora più piacevole tutta la giornata. Di buon mattino, partiti dall’area di sosta (Parcheggio Valleria) prima delle gole dell’Infernaccio, ci siamo diretti verso il classico sentiero che attraversa la gola. Piacevolmente abbiamo scambiato due chiacchiere per consolidare il nostro affiatamento e conoscerci ancora meglio. Come sempre la bellezza di questi luoghi è unica e tale gola ogni volta ci ammalia gli sguardi. Rapidi e veloci risaliamo la via e superato il bivio che sale verso l’Eremo di San Leonardo, ci dirigiamo verso Capotenna. Attraversiamo anche quel che resta del Laghetto formatosi dopo il sisma del 2016 e poco dopo arriviamo al bivio che interseca la via per la nostra risalita iniziale. Siamo quasi a fine della valle e dinnanzi a noi si apre lo scenario tra Passo Cattivo, le pareti della Priora, cima Cannafusto e naturalmente il versante nord della Sibilla. Ci fermiamo pochi istanti per scaricare un po’ di abbigliamento, dato che la giornata risulta essere molta calda e sopra la media del periodo. Ora, più leggeri ma sempre carichi di entusiasmo, ci apprestiamo a risalire il pendio. Qui, come mi avevano detto coloro che aprirono la via, il sentiero è praticamente scomparso. Ci facciamo strada tra l’alta vegetazione e rocce insidiose. Alzandoci di quota, ci ritroviamo nei pressi di un’immensa insenatura rocciosa da dove inizierà il vero e proprio sentiero. E’ ora di prepararsi al meglio e indossare imbrago, casco e longe di sicurezza, per non incappare in luoghi e passaggi, dove non sarà possibile farlo. In perfetta linea e carichi di emozioni, iniziamo la via. Il primo tratto non risulta difficoltoso, ma dopo alcuni traversi più insidiosi, il sentiero si fa leggermente più ostico. Con la giusta concentrazione superiamo tali tratti. A volte occorre viaggiare carponi ed a testa bassa, dato che la via risulta molto stretta e difficile da impegnare. Da qui capiamo il significato e la nomenclatura dato a questo itinerario. Dopo altri ostacoli arriviamo al punto più delicato ed alpinistico di tutto il percorso. Siamo sotto l’Occhio del Ciclope, un taglio roccioso nei pressi dei Pilastri. Qui, su di un tratto molto esposto fu allestito in passato un cavo d’acciaio per viaggiare in piena sicurezza. Naturalmente, oltre a tale ancoraggio, sistemiamo una corda che viaggia parallela al cavo stesso. Visivamente lo spettacolo è di grande impatto e la concentrazione gioca un ruolo fondamentale in tali momenti. Attraversiamo il traverso uno alla volta sviluppando la dovuta distanza tra di noi, per non complicare le successive operazioni di calata. Infatti dopo questo primo tratto, avviene che la via scende di circa 20 metri sotto la cengia, precipitando vertiginosamente verso valle, fino ad intersecare nuovamente il sentiero. Qui, rinforziamo la sosta e ci caliamo in doppia con le giuste motivazioni e l’adrenalina che ci aiuta a scendere il ripido e verticale pendio. Sempre singolarmente e con il tempo necessario, arriviamo a terminare tale passaggio. Voltandoci indietro rimaniamo stupidi di ciò che abbiamo fatto e senza perdere altro tempo riprendiamo la via verso l’Eremo. Qui ora i tratti risultano più agevoli e solo in alcuni casi utilizziamo la corda per facilitare la discesa. Ora la via è delineata e anche con qualche omino di pietra che ci facilità il rientro. Arrivati all’Eremo ci concediamo il meritato pasto e il giusto riposo, prima di intraprendere la via classica chiudendo uno spettacolare, quanto impegnativo anello. Questo itinerario, unico nel suo genere e suggestivo al punto giusto solca scenari tecnici e al quanto impegnativi e attraversandolo nei tratti più delicati, rivolgendo gli sguardi al cielo, notiamo la complessità vera e propria. Soprattutto sotto i colossali pilastri della Priora (Le Tre Sorelle) dove rimaniamo stupidi della verticalità di questi complessi rocciosi, che anni or sono dei grandi alpinisti e amici hanno risalito e aperto le vie che vi conducono in cima. Massima ammirazione e grande rispetto per coloro che hanno dato vita a queste montagne con semplicità, rispetto e poca importanza personale, dove solo le parole, legate alle emozioni, risultavano la migliore esperienza di vita.

P.S. Doveroso e giusto l’omaggio a coloro che hanno aperto le vie sotto i Pilastri e il sentiero in questione.

Relazione tecnica della via: L’OCCHIO DEL CICLOPE

  • Aperta da: Antonio Palermi, Claudio e Gilberto Sacripanti, Franchino Franceschi nel 1984 (i primi due tiri da Marco Florio e Antonio Palermi nel 1983)
  • Prima ripetizione: Tonino Mari e Dario Cannella (1984)
  • Sviluppo: 335 m
  • Difficoltà max: VI+
  • Impegno: TD
  • Materiale: 8/10 rinvii, una serie di friend, cordini
  • Orario: 4 ore
Dalle "Pisciarelle" alla Gola dell'Infernaccio per anello "Sentiero delle Capre" (Earth)
Dalle “Pisciarelle” alla Gola dell’Infernaccio per anello “Sentiero delle Capre” (Earth)
Dalle "Pisciarelle" alla Gola dell'Infernaccio per anello "Sentiero delle Capre"
Dalle “Pisciarelle” alla Gola dell’Infernaccio per anello “Sentiero delle Capre”

Dati Escursione:

Traccia Gps tramite Wikiloc: Dalle “Pisciarelle” alla Gola dell’Infernaccio per anello “Sentiero delle Capre”

Punto di inizio escursione:

  • Lunghezza complessiva: Km 12.4
  • Tempo di percorrenza: 7 ore
  • Quota partenza: Mt 870
  • Quota Arrivo: Mt 1128
  • Grado escursione: EEA
  • Dislivello Salita: Mt 734
  • Dislivello Discesa: Mt 679
  • Previsione meteo: Cielo sereno e terso per la completa durata dell’escursione.

Foto

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